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June 23

Finanza e Società

"Ancora una volta, tra un “capitalismo guidato” alla francese ed uno “orientato” alla tedesca, abbiamo scelto la via italiana fatta di disordine, spontaneismo, poche regole, troppo spesso eluse, e caratterizzato da una persistente intrusione della politica.

A tutto ciò si è aggiunto con insostenibile pesantezza una diffusa assenza di cultura imprenditoriale e manageriale, il progressivo venir meno di sensibilità comunitaria, il costante e continuo prevalere di logiche di arricchimento individuale. Esemplare, in tal senso, è la constatazione che la scelta operata nel corso di questi anni da parte del ceto imprenditoriale è stata quella di non reinvestire nell’attività propria, ma di accrescere la produttività marginale del capitale con investimenti speculativi, di esclusiva pertinenza finanziaria e di elevata volatilità.

Comportamenti che, oltre ad essere opportunistici, dannosi sul piano sociale ed economico, hanno ulteriormente depresso i caratteri competitivi della nostra impresa perché, come è noto, per rivaleggiare efficacemente nei mercati, le aziende devono investire con intensità e continuità sulle proprie competenze distintive.

Se, poi, si va ad osservare la dimensione delle nostre imprese, ci si accorge con drammatica evidenza del loro nanismo, che se una volta veniva considerato dagli appassionati esegeti del capitalismo molecolare come un fattore vincente per l’elevata produttività e la grande flessibilità, oggi si rivela come un limite insormontabile per la ripresa e lo sviluppo.

Le regole auree che hanno ispirato la nostra piccola e media impresa sono state: molta banca, poco mercato, poca borsa, poco management qualificato. Le conseguenze di tanta miopia sono oggi fin troppo evidenti.

L’assenza, costante nel tempo, di una politica industriale che favorisse l’aggregazione, la crescita dimensionale, il sostegno all’innovazione ed alla capacità di mettere in rete conoscenze e competenze complementari, ha fatto si che la gran parte delle nostre imprese acquisisse livelli marginali di performance sia in termini di efficienza economica che in termini dinamici e di competitività internazionale.

Il “made in Italy” che ha fatto per un lungo periodo da fattore trainante e nello stesso tempo da “love mark” della produzione italiana, non è riuscito ed ha scelto di non diventare una industria non acquisendo mai una massa critica sufficiente a dargli stabilità ed a difenderlo dai grandi “raiders” internazionali.

E’ così che nella classifica che Fortune elabora annualmente, tra i primi 50 gruppi in termini di fatturato, soltanto tre – Generali, Eni, Fiat – sono italiani, mentre Germania e Francia registrano rispettivamente 16 ed 11 presenze e la Svizzera ci supera con 4 gruppi classificati. Ma la constatazione più amara e preoccupante è che le nostre multinazionali si reggono su produzioni di bassa tecnologia e di basso costo ed hanno la minore spesa per la ricerca in assoluto: il 2,4% del fatturato.

Secondo Gian Maria Gros-Pietro “l’industria italiana ha fatto innovazione senza spesa”, infatti risultiamo al terzultimo posto in Europa per numero di brevetti ed alta tecnologia.

Presidiamo sostanzialmente attività dove c’è poco futuro commerciale e siamo del tutto assenti dove esiste un forte dinamismo di crescita. Per questo, nelle classifiche di settore che sempre Fortune elabora, siamo totalmente assenti nei settori aereo-spaziale, dell’informatica, dell’alimentare, della farmaceutica, della chimica, della produzione e distribuzione dei servizi, mentre nel segmento banche il nostro gruppo più rappresentativo occupa la trentacinquesima posizione.

Per avere una immediata ed icastica consapevolezza della qualità del nostro capitalismo è sufficiente leggere gli studi sulle multinazionali di Mediobanca dove si analizza il rapporto tra indebitamento e capitale proprio. Nel mondo, tale rapporto, calcolato su base cento,è di 136 euro di capitale per 100 di indebitamento, in Europa di 120 su 100, in Italia 89 a 100. Siamo l’unico paese industrializzato in cui i debiti finanziari sono di gran lunga superiori al capitale netto.

In sintesi, assetti proprietari confusi e vischiosi con prevalenza delle famiglie, forte indebitamento verso le banche, nanismo dimensionale, poca propensione all’investimento nella propria impresa, arretratezza tecnologica, risibili investimenti nell’innovazione e nella ricerca, comportamenti soggettivi poco coerenti con l’etica imprenditoriale, totale assenza di una cultura del territorio, rendono estremamente precario il sistema impresa del nostro paese, elegandolo ad un ruolo di progressiva marginalità e ad un destino di inarrestabile declino."

Convegno 'Finanza e Società' - Siena

 

June 15

Kohl's


"La forte crescita dell'occupazione americana in settembre e ottobre, 250.000 posti di lavoro in più, mostra che è attraverso una riduzione delle imposte che si incoraggiano le famiglie a spendere e le imprese ad assumere: in ottobre, ad esempio, una catena americana di grandi magazzini, Kohl’s, ha aperto 48 nuovi punti vendita, assumendo 140 persone in ciascuno di essi. I nuovi lavori sono stati creati soprattutto nei servizi: 305.000 posti in più, mentre nell’industria l’occupazione ha continuato a scendere, riducendosi in due mesi di altre 50.000 unità. Neppure i forti acquisti del Pentagono sembrano essere riusciti ad arrestare il calo, probabilmente perchè nelle aziende manifatturiere c’è ancora molta capacità inutilizzata e vi è quindi spazio per aumentare la produzione senza assumere: anzichè l’occupazione è migliorata la produttività, del 7.1% nel terzo trimestre. E’ possibile che una parte della crescita dell’occupazione derivi dalla domanda di servizi per soldati dislocati in Iraq: l’esecito si serve per lo più di imprese private per la logistica, dai trasporti di materiali a tutto ciò che serve per la sussistenza, ma solo l’aumento dei consumi delle famiglie può spiegare un caso come quello di Kohl’s. Ciò che è accaduto negli USA ci aiuta a comprendere come mai in Europa sia tanto difficile far crescere l’occupazione. Se la nuova domanda è soprattutto di servizi, questa si tramuterà in nuova occupazione solo se il settore dei servizi è sufficientemente aperto e flessibile, altrimenti aumentano le rendite non i posti di lavoro.

Grazie alla frusta di Bruxelles, molta strada è stata fatta in Europa per liberalizzare l’industria; molto meno per introdurre più concorrenza nel settore dei servizi. Se i cittadini spendono di più e ricominciano a servirsi dei taxi, ma non si concedono nuove licenze, l’effetto non è un aumento del numero dei taxi, e quindi dell’occupazione: ciò che cresce è solo la rendita dei fortunati possessori di una licenza. Anzichè più posti di lavoro avremo solo un aumento nelle importazioni di potenti Mercedes. Negli Stati Uniti l’orario di apertura dei negozi e il numero di addetti per reparto nei grandi magazzini, sono ottimi indicatori dello stato dell’economia. Durante la recessione, Stop & Shop, una catena di supermercati, aveva abolito due servizi: alle casse erano scomparsi i ragazzi, che al pomeriggio, dopo la scuola, impacchettano la spesa, e anche quelli che trasportano i pacchi dalle casse fino all’automobile del cliente.

Entrambi i servizi ora sono strati reintrodotti, al mattino l’orario di apertura è stato anticipato alle 8.00 e il supermercato chiude a mezzanotte, anche il fine settimana.

Quando lo si accusa di far troppo poco per liberalizzare l’economia, il governo risponde che la regolamentazione dei servizi è ormai di esclusiva competenza di comuni e regioni. E’ vero, ma è anche vero che il governo non è inerme. La legge finanziaria prevede una riduzione dei trasferimenti dal bilancio dello stato a comuni e regioni, e ciò ha creato una forte tensione tra Stato ed enti locali. Come ogni anno anche questa volta si arriverà ad un compromesso, e la stretta sarà allentata, magari chiudendo un occhio sui debiti che questi enti contraggono con le banche. Ma se davvero il governo volesse adottare un provvedimento utile per l’occupazione modulerebbe i trasferimenti a seconda del grado di liberalizzazione: più licenze per abitante, più trasferimenti. Gli effetti sull’occupazione sarebbero ben più significativi e, soprattutto più immediati, di quelli che produrrà la costruzione del ponte di Messina, ammesso che essa mai avvenga."

 

 

- Francesco Giavazzi , 12 Novembre 2003 -
 
June 12

Di Pietro da Ballarò 10 Giugno


 

May 25

Reichskristallnacht


Con Notte dei cristalli (Reichskristallnacht ma negli ultimi anni in Germania viene sempre più spesso usato il termine Reichspogromnacht) viene indicato il pogrom condotto dai nazisti (SA e SS) nella notte tra il 9 e 10 novembre 1938 in tutta la Germania.

Complessivamente vennero uccise 91 persone, rase al suolo dal fuoco 267 sinagoghe e devastati 7500 negozi.

La polizia ricevette l'ordine di non intervenire e i vigili del fuoco badavano soltanto che il fuoco non attaccasse anche altri edifici.

Nessuno tra i vandali, assassini e incendiari venne processato.

wiki: - link -

May 21

Vita Nuova , Vta Nova per Napoli

'Vita nuova? Mai detto...''..

(21 maggio 2008)

Durante la conferenza battibecco fra Berlusconi e la giornalista di Repubblica Conchita Sannino: "Mai pronunciato quelle parole"

Riascoltando le parole del presidente del Consiglio, però, si scopre che in realtà la frase era stata pronunciata.

i video :

http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=20502

May 18

Tarkovsky


C'è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore.
Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta.
Così come non credo che si viaggi per tornare.
L'uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perchè, nel frattempo, lui stesso è cambiato. Da sè stessi non si può fuggire.
Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio.
Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza.
In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l'uomo un viaggio simbolico.
Ovunque vada è la propria anima che sta cercando.
Per questo l'uomo deve poter viaggiare.


- Andrei Tarkovsky -

 

May 14

Paghiamo anche 300mila euro al giorno per Rete4...

 
Con effetto retroattivo, a partire dal 1 luglio 2006,
stiamo pagando 300.000 euro al giorno di multa per Rete 4,
la cui occupazione delle frequenze è stata decretata abusiva
da parte della Corte di Giustizia Europea a più riprese (l’ultima volta il 31 gennaio 2008).
 
 
 

Bossi style


"Berlusconi è l’uomo della mafia. E’ un palermitano che parla meneghino, un palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord. La Fininvest è nata da Cosa Nostra. C’è qualche differenza fra noi e Berlusconi: lui purtroppo è un mafioso. Il problema è che al Nord la gente è ancora divisa tra chi sa che Berlusconi è un mafioso e chi non lo sa ancora. Ma il Nord lo caccerà via, di Berlusconi non ce ne fotte niente. Ci risponda: da dove vengono i suoi soldi? Dalle finanziarie della mafia? Ci sono centomila giovani del Nord che sono morti a causa della droga."
"A me personalmente Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla Banca Rasini, fondata da un certo Giuseppe Azzaretto, di Palermo, che poi è riuscito a tenersi tutta la baracca. In quella stessa banca lavorava anche il padre di Silvio e c’erano i conti di numerosi esponenti di Cosa Nostra."
 
- Umberto Bossi , 9 Marzo 1994 -
 

Faziosi da Fazio?


 

- link -

May 11

Malcom


"Gli uomini quando sono tristi si limitano a piangere sulla propria situazione.
Quando si arrabbiano, allora si danno da fare per cambiare le cose."

 
- Malcom X -
May 09

Anna Politkovskaia


Come promesso durante la campagna elettorale,
dopo la travolgente vittoria elettorale di Silvio Berlusconi
l'Italia comincia immediatamente a recuperare prestigio internazionale.


http://youtube.com/watch?v=_nWNoN2jqKk

Che effetto produce sulla vostra psiche la visione del presidente del Consiglio in (doppio) pectore che, durante un’arzilla conferenza stampa con traduzione simultanea in russo, punta le mani a mitraglietta contro una giornalista moscovita terrea in volto, che aveva appena chiesto a Putin notizie sul suo divorzio?

- La Stampa , 19/04/2008 -

 

May 08

Risposte

 
"Se hai trovato una risposta a tutte le tue domande,
vuol dire che le domande che ti sei posto non erano giuste."
 
- Oscar Wilde -
April 19

Difese autoimmunitarie


"L'11 Settembre 2001 il mondo arabo ha reagito . Cose e persone di cui si consente all'improvviso la libera circolazione, sono vettori, che quanto più è radicalmente conservatrice la parte del mondo che si sceglie di aprire al loro ingresso, tanto più provocano squassi culturali, shock culturali, reazioni autoimmunitarie."
 
- Giulio Tremonti , 2007 -
 
 

Logo


"Quale è il propellente della globalizzazione? I soldi. Ridotta all'osso e privata degli orpelli, la globalizzazione è una faccenda di soldi. E' il denaro che cerca un campo da gioco più vasto, perchè confinato nel solito terreno non può moltiplicarsi più di tanto e muore d'asfissia. Per secoli praticare questo trucchetto ha significato una sola cosa: fare la guerra. Invadere la città vicina. [...] Per fare respirare il denaro. Qui diventa evidente la rivoluzionaria anomalia della globalizzazione che, di fatto, è un sistema studiato per fare respirare il denaro attraverso la pace. Non solo non le serve più la guerra: le serve la pace."
 
- Alessandro Baricco , 2002 - 
April 18

Liberal


"Bisognerebbe fare una politica profonda di liberalizzazione e di sbriciolamento delle proprietà in tutti i settori, ma se pensiamo che uno dei settori che dovrebbe essere liberalizzato è quello delle televisioni… là spingere Berlusconi a liberalizzare nel settore televisivo mi pare che ci si sia provato e ne è uscita fuori la Legge Gasparri, che non è proprio un granché. Se uno decidesse di non votare più i politici che non liberalizzano, alla fine i politici dovrebbero liberalizzare perché hanno paura di non essere rieletti. Invece gli italiani non sentono sulla propria pelle la necessità di liberalizzare, ma prima o poi arriverà, se ne accorgeranno."

 
 
April 13

Mangano eroe dei giorni nostri


Marcello Dell’Utri (Pdl) riabilita Vittorio Mangano. E in un'intervista rilasciata al massmediologo Klaus Davi , dice: "È un eroe, a modo suo"

Berlusconi : "Dice bene Dell'Utri"

 
April 12

Il peggio

"Il meno peggio è figlio del peggio. E’ una sua creatura. Senza il peggio non potrebbe esistere il meno peggio. Il peggio è il punto di riferimento dell’italiano, gli serve da orientamento. L’italiano cerca sempre di migliorare rispetto al peggio, il meno peggio è un salto di qualità. L’italiano sceglie il dentista meno peggio, legge il giornale meno peggio, ascolta la trasmissione televisiva meno peggio, lavora per la società meno peggio, vota per il partito meno peggio, si fa operare nell’ospedale meno peggio, mangia nel ristorante meno peggio, guida per la strada meno peggio, telefona con la compagnia meno peggio, respira l’aria meno peggio, abita nell’appartamento meno peggio, usa il notaio meno peggio, si fa seppellire dalle pompe funebri meno peggio nella tomba meno peggio.
Il peggio è il miglior alibi dei meno peggio. Piuttosto del peggio è sempre meglio il meno peggio. Meglio dell’Alitalia, di Testa d’Asfalto, della Telecom Italia, della RAI può fare chiunque. Senza il peggio chi avrebbe votato D’Alema, viaggiato Air One, ascoltato Rete 4 o telefonato con Wind? Però… c’è un però: perché si deve scegliere tra il peggio e il meno peggio? Perché questo ricatto? Io non voglio una vita meno peggio. La pretendo normale, anzi la voglio bella, ottima, eccellente. Forse non ci riuscirò, ma devo, ho l’obbligo, di provarci.
[...]"
 
 
La marcia del V2-Day

V2-day


 
March 31

E Berlusconi scappò dalla tv


E Berlusconi scappò dalla tv

"La par condicio vieta il confronto". Ma non è vero

Dopo giorni di “tira e molla”, di annunci e di smentite, di attestati di coraggio e manifestazioni di ostentata sfrontatezza, il leader del Pdl Silvio Berlusconi è finalmente uscito allo scoperto: “Il confronto televisivo con Veltroni è impossibile perché la legge lo vieta”. Ad impedirlo, secondo il cavaliere è la “legge liberticida della par condicio”.

Roba da sturarsi le orecchie, dato che si tratta proprio della legge che Berlusconi, soprattutto per mezzo delle proprie televisioni, ha più volte calpestato con estrema disinvoltura. Legge che, tra l’altro, non impedisce in nessun modo il confronto televisivo tra leader politici, come d’altronde dimostrano i diversi dibattiti in tv a cui stanno partecipando anche i candidati premier dei vari partiti in lizza per le elezioni.

Secondo il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, “non c’è nessun divieto imposto dalla legge sulla par condicio nei programmi giornalistici” e Berlusconi dovrebbe avere almeno il coraggio “di dire che ha paura del duello tv. Comunque – aggiunge Gentiloni – se il leader del Pdl se la sente e supera i suoi timori, accetti il faccia a faccia: scommettiamo che nessuno lo vieterà?".

http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=48027

March 18

La Libertà

"Se per opporci aspettiamo che la vita sia ridotta quasi completamente a un unico tipo uniforme, qualsiasi deviazione da quel tipo verrà considerata empia, immorale, e addirittura mostruosa e contro natura. Gli uomini perdono rapidamente la capacità di concepire le diversità, se per qualche tempo si sono disabituati a vederla."
 
John Stuart Mill - La Libertà