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    November 29

    Un diverso scrutare. Come si può sostenere la fine del capitalismo senza essere Marxisti

    Nel 2007 è stato ripubblicato un lavoro “divulgativo” del filosofo Emanuele Severino - “Il declino del capitalismo” - dato alle stampe - nel 1993. Severino nella sua opera, da un’ottica del tutto diversa da quella marxista, spiega il paradosso del capitalismo, destinato a distruggere se stesso sia se continua a perseguire il proprio scopo naturale sia se decide di subordinarlo alla salvezza della Terra. Il Nostro è tra i massimi filosofi mondiali viventi, probabilmente il più importante in Italia. Massimo Cacciari lo definisce un gigante, l’unico filosofo che nel Novecento si possa contrapporre a Heidegger.

    Sintetizzando al massimo il suo pensiero, per Severino il nichilismo è la suprema follia dell’Occidente, è la nientificazione di tutte le cose, il pensare e il vivere tutte le cose come se fossero niente nel loro incessante divenire. Allora, se tutto è diveniente, l’unico valore in campo è la potenza con cui si controlla il divenire. Questa potenza è la tecnica perché, se non esiste una verità assoluta, c‘è la subordinazione alla tecnica da parte di quelle forze della tradizione che, invece, ancora in modo più o meno diretto sono legate al riconoscimento del divino e della verità assoluta.

    Pertanto, afferma Severino, il corso della civiltà umana ha imboccato il “piano inclinato”, che sta facendo cadere tutte le forme e le verità assolute della nostra civiltà – cristianesimo, islam, capitalismo, comunismo, democrazia e via elencando – nel relativismo così da condurre quei valori ritenuti “immutabili” alla loro fine. “Ciò che inclina quel piano è da un lato il cuore della modernità, ossia il pensiero filosofico degli ultimi duecento anni, che mostra l’inevitabilità e irrefutabilità della <morte di Dio>; dall’altro lato è la <tecnica> guidata dalla scienza moderna”.

    Per quanto riguarda il sistema capitalistico, la previsione avanzata da Severino circa la progressiva sparizione della ragion d’essere del capitalismo, in quanto epifenomeno del divenire occidentale, ha suscitato violenti attacchi dal mondo imprenditoriale (celebre un articolo uscito anni fa sul Sole24Ore di un vice-presidente della Confindustria che accusò Severino di essere un alleato del comunismo bolscevico) e altrettanti virulenti attacchi dall’area culturale del comunismo di varia estrazione circa la sua affermazione della scomparsa del comunismo insieme a tutti gli altri valori “immutabili” travolti dal trionfo della ragione tecnologica. E tutte queste polemiche alla luce della rigorosa visione millenaristica, ontologica e metafisica di Severino, fanno un po’ sorridere. Infatti è del tutto fuori luogo cercare di applicare le categorie tradizionali dell’analisi politica al pensiero di Severino.

    Nel 1993 il dibattito internazionale era ancora completamente occupato dalla fine del comunismo; l’attentato dinamitardo che squassò le torri gemelle proprio in quell’anno era solo la prova generale dei catastrofici eventi del 2001. Tuttavia l’analisi del filosofo coglie fenomeni che sono epocali: il declino del capitalismo, intuibile già da parecchio tempo, sembra contraddire la vittoria dell’Occidente capitalista sull’Oriente comunista. Ma è una contraddizione che si scioglie, se si esamina la questione fondamentale della possibilità che il capitalismo sia costretto a subordinare il profitto – suo scopo essenziale – ad altre finalità ad esso esterne. O che, non rinunciando al profitto, finisca col distruggere la Terra e quindi la possibilità stessa della propria esistenza.

    Ma quali sono queste finalità esterne che piegano il capitalismo alla rinuncia finale del suo intimo motivo di esistenza? Scrive Severino: “Nella misura in cui prende coscienza o si convince del proprio carattere distruttivo e autodistruttivo, il capitalismo procede alla mobilitazione delle forme di energia alternativa – rese disponibili dallo sviluppo tecnologico -, che determinino una quantità sempre minore di inquinamento e di distruzione. Per sperare di sopravvivere, il capitalismo si sottomette, cioè, all’apparato tecnico della salvaguardia ambientale. Se non potesse rivolgersi all’innovazione tecnologica e perpetuasse le forme attuali della produzione con l’impiego delle forme di energia attualmente utilizzate, il capitalismo si troverebbe di fronte a questo dilemma: o imporre alla società la perpetuazione delle forme di produzione da esso attualmente praticate, provocando «realmente» la distruzione della Terra – o attivando sempre di più la «convinzione» che le sue procedure economiche distruggono la Terra -; oppure rinunciare alla produzione in vista del profitto e produrre limitatamente in vista della sopravvivenza della Terra. Nel primo caso, la produzione economica o perviene «realmente» alla distruzione della propria base naturale e quindi alla distruzione di se stessa, oppure alimenta a tal punto quella «convinzione» circa il suo carattere distruttivo da provocare il rifiuto della società a proseguire sulla strada del capitalismo. Nel secondo caso, il capitalismo, costretto ad assumere come scopo primario la sopravvivenza della Terra e dunque a rinunciare al proprio scopo, cioè al profitto, è costretto a rinunciare a se stesso. O distrugge la Terra, e quindi distrugge se stesso; oppure si dà un fine diverso da quello per il quale esso è quello che è, e anche in questo caso distrugge se stesso.”

    In conclusione, secondo Severino, ci troviamo sulla soglia di una profonda svolta, dove un insieme di fattori preme perché il capitalismo non abbia più come scopo il profitto, ma la salvezza della Terra. E questo è, appunto, il processo per cui il capitalismo si avvia verso il tramonto.

    di Elio Capriati

     

    November 15

    Star Trek 2008 trailer



     
    Untitled from mike woods on Vimeo.
     
     
    October 26

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    July 13

    Strappo


    punto del programma PdL 3.1 : Più sicurezza

    Aumento progressivo delle risorse per la sicurezza;

    maggiore presenza sul territorio delle forze dell’ordine ed incremento

    della polizia di prossimità, dei poliziotti e dei carabinieri di quartiere

    per rafforzare la prevenzione dei "reati diffusi" (furto in appartamento,

    furto d’auto, spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione, etc);

    ( fonte : programma del PdL )


    ... SICUREZZA: SINDACATI, 40.000 POLIZIOTTI E MILITARI IN MENO IN 3 ANNI

    (ANSA) - ROMA, 11 LUG


    In tre anni la manovra finanziaria ridurrà l'organico delle forze di polizia
    e delle forze armate di circa 40.000 unità: ci saranno così migliaia di
    pattuglie in meno sul territorio con conseguente riduzione dei servizi e dei
    controlli.

    L'allarme lo lanciano, in un documento congiunto, tutti i sindacati di
    polizia ed i Cocer delle forze armate, che oggi in una conferenza stampa
    annunciano mobilitazioni contro il Governo. Il decreto legge 112 sulla
    manovra correttiva di bilancio, rilevano i sindacati, prevede tagli per
    oltre 3 miliardi di euro sui capitoli di spesa della sicurezza e della
    difesa. Ciò, denunciano, «impedirà l'acquisto di autovetture, mezzi, nonchè
    la possibilità di avere risorse sufficienti per l'addestramento, per
    rinnovare le armi in dotazioni, per l'acquisto di munizioni, divise e per la
    ordinaria manutenzione degli uffici». Per giovedì prossimo è annunciato un
    volantinaggio di protesta davanti alle questure ed alle caserme di tutta
    Italia e, in caso di mancato accoglimento delle richieste da parte del
    Governo, ci sarà una grande manifestazione a Roma.

    Il decreto 112, ha spiegato il segretario nazionale del Siulp, Felice
    Romano, «taglia un miliardo di euro solo alle polizia e ciò porterà ad un
    collasso della parte operativa del sistema sicurezza, con il dimezzamento
    delle volanti sul territorio e la chiusura di oltre un terzo dei
    commissariati». In cinque anni, è la stima del segretario del Silp, Claudio
    Giardullo, «ci saranno 7.000 poliziotti in meno che, sommati agli attuali
    9.000 vuoti d'organico, porteranno il deficit di agenti a 16.000». Con le
    risorse attuali, prosegue, «ad ottobre non saremo più in grado di riparare i
    mezzi e di rifornirli di carburanti: ma con i tagli previsti non superermo
    il mese di luglio». «Al di là di generici impegni del Governo - ha rilevato
    da parte sua Gianni Tonelli, segretario nazionale del Sap - non ci sono
    risorse per il contratto, per il riordino e per il riconoscimento della
    specificità del settore». I sindacati chiedono inoltre un trattamento
    diverso per gli operatori della sicurezza e della difesa per le assenze per
    malattia, il mantenimento della detassazione della retribuzione accessoria,
    la modifica della previsione dell'attuale tasso di inflazione programmata
    individuata dal Governo per il rinnovo contrattuale. (ANSA)

    punto del programma PdL 2.1 : Meno tasse

    graduale e progressiva diminuzione della pressione fiscale sotto il 40%

    del prodotto interno lordo in attuazione dei principi contenuti

    nella Legge delega per la riforma fiscale del governo Berlusconi;
    ( fonte : programma del PdL )

    ...Roma | 24 giugno 2008
    Dpef, la pressione fiscale non cala: 43% nel 2008-2009.

    Tagli al 20% del personale scolastico
    Il ministro Giulio Tremonti
    La pressione fiscale non diminuirà nei prossimi anni. Secondo il Dpef 2009-2013 pubblicato sul sito del ministero dell'Economia, la pressione fiscale si attesterà al 43% nel 2008 e nel 2009 (dopo il 43,3% del 2007), per poi salire al 43,2% nel 2010. Una leggera flessione è poi prevista nel 2011-2012 (al 43,1%), per poi calare al 42,9% nel 2013. (rainews24)
     

    June 23

    Finanza e Società

    "Ancora una volta, tra un “capitalismo guidato” alla francese ed uno “orientato” alla tedesca, abbiamo scelto la via italiana fatta di disordine, spontaneismo, poche regole, troppo spesso eluse, e caratterizzato da una persistente intrusione della politica.

    A tutto ciò si è aggiunto con insostenibile pesantezza una diffusa assenza di cultura imprenditoriale e manageriale, il progressivo venir meno di sensibilità comunitaria, il costante e continuo prevalere di logiche di arricchimento individuale. Esemplare, in tal senso, è la constatazione che la scelta operata nel corso di questi anni da parte del ceto imprenditoriale è stata quella di non reinvestire nell’attività propria, ma di accrescere la produttività marginale del capitale con investimenti speculativi, di esclusiva pertinenza finanziaria e di elevata volatilità.

    Comportamenti che, oltre ad essere opportunistici, dannosi sul piano sociale ed economico, hanno ulteriormente depresso i caratteri competitivi della nostra impresa perché, come è noto, per rivaleggiare efficacemente nei mercati, le aziende devono investire con intensità e continuità sulle proprie competenze distintive.

    Se, poi, si va ad osservare la dimensione delle nostre imprese, ci si accorge con drammatica evidenza del loro nanismo, che se una volta veniva considerato dagli appassionati esegeti del capitalismo molecolare come un fattore vincente per l’elevata produttività e la grande flessibilità, oggi si rivela come un limite insormontabile per la ripresa e lo sviluppo.

    Le regole auree che hanno ispirato la nostra piccola e media impresa sono state: molta banca, poco mercato, poca borsa, poco management qualificato. Le conseguenze di tanta miopia sono oggi fin troppo evidenti.

    L’assenza, costante nel tempo, di una politica industriale che favorisse l’aggregazione, la crescita dimensionale, il sostegno all’innovazione ed alla capacità di mettere in rete conoscenze e competenze complementari, ha fatto si che la gran parte delle nostre imprese acquisisse livelli marginali di performance sia in termini di efficienza economica che in termini dinamici e di competitività internazionale.

    Il “made in Italy” che ha fatto per un lungo periodo da fattore trainante e nello stesso tempo da “love mark” della produzione italiana, non è riuscito ed ha scelto di non diventare una industria non acquisendo mai una massa critica sufficiente a dargli stabilità ed a difenderlo dai grandi “raiders” internazionali.

    E’ così che nella classifica che Fortune elabora annualmente, tra i primi 50 gruppi in termini di fatturato, soltanto tre – Generali, Eni, Fiat – sono italiani, mentre Germania e Francia registrano rispettivamente 16 ed 11 presenze e la Svizzera ci supera con 4 gruppi classificati. Ma la constatazione più amara e preoccupante è che le nostre multinazionali si reggono su produzioni di bassa tecnologia e di basso costo ed hanno la minore spesa per la ricerca in assoluto: il 2,4% del fatturato.

    Secondo Gian Maria Gros-Pietro “l’industria italiana ha fatto innovazione senza spesa”, infatti risultiamo al terzultimo posto in Europa per numero di brevetti ed alta tecnologia.

    Presidiamo sostanzialmente attività dove c’è poco futuro commerciale e siamo del tutto assenti dove esiste un forte dinamismo di crescita. Per questo, nelle classifiche di settore che sempre Fortune elabora, siamo totalmente assenti nei settori aereo-spaziale, dell’informatica, dell’alimentare, della farmaceutica, della chimica, della produzione e distribuzione dei servizi, mentre nel segmento banche il nostro gruppo più rappresentativo occupa la trentacinquesima posizione.

    Per avere una immediata ed icastica consapevolezza della qualità del nostro capitalismo è sufficiente leggere gli studi sulle multinazionali di Mediobanca dove si analizza il rapporto tra indebitamento e capitale proprio. Nel mondo, tale rapporto, calcolato su base cento,è di 136 euro di capitale per 100 di indebitamento, in Europa di 120 su 100, in Italia 89 a 100. Siamo l’unico paese industrializzato in cui i debiti finanziari sono di gran lunga superiori al capitale netto.

    In sintesi, assetti proprietari confusi e vischiosi con prevalenza delle famiglie, forte indebitamento verso le banche, nanismo dimensionale, poca propensione all’investimento nella propria impresa, arretratezza tecnologica, risibili investimenti nell’innovazione e nella ricerca, comportamenti soggettivi poco coerenti con l’etica imprenditoriale, totale assenza di una cultura del territorio, rendono estremamente precario il sistema impresa del nostro paese, elegandolo ad un ruolo di progressiva marginalità e ad un destino di inarrestabile declino."

    Convegno 'Finanza e Società' - Siena

     

    June 15

    Kohl's


    "La forte crescita dell'occupazione americana in settembre e ottobre, 250.000 posti di lavoro in più, mostra che è attraverso una riduzione delle imposte che si incoraggiano le famiglie a spendere e le imprese ad assumere: in ottobre, ad esempio, una catena americana di grandi magazzini, Kohl’s, ha aperto 48 nuovi punti vendita, assumendo 140 persone in ciascuno di essi. I nuovi lavori sono stati creati soprattutto nei servizi: 305.000 posti in più, mentre nell’industria l’occupazione ha continuato a scendere, riducendosi in due mesi di altre 50.000 unità. Neppure i forti acquisti del Pentagono sembrano essere riusciti ad arrestare il calo, probabilmente perchè nelle aziende manifatturiere c’è ancora molta capacità inutilizzata e vi è quindi spazio per aumentare la produzione senza assumere: anzichè l’occupazione è migliorata la produttività, del 7.1% nel terzo trimestre. E’ possibile che una parte della crescita dell’occupazione derivi dalla domanda di servizi per soldati dislocati in Iraq: l’esecito si serve per lo più di imprese private per la logistica, dai trasporti di materiali a tutto ciò che serve per la sussistenza, ma solo l’aumento dei consumi delle famiglie può spiegare un caso come quello di Kohl’s. Ciò che è accaduto negli USA ci aiuta a comprendere come mai in Europa sia tanto difficile far crescere l’occupazione. Se la nuova domanda è soprattutto di servizi, questa si tramuterà in nuova occupazione solo se il settore dei servizi è sufficientemente aperto e flessibile, altrimenti aumentano le rendite non i posti di lavoro.

    Grazie alla frusta di Bruxelles, molta strada è stata fatta in Europa per liberalizzare l’industria; molto meno per introdurre più concorrenza nel settore dei servizi. Se i cittadini spendono di più e ricominciano a servirsi dei taxi, ma non si concedono nuove licenze, l’effetto non è un aumento del numero dei taxi, e quindi dell’occupazione: ciò che cresce è solo la rendita dei fortunati possessori di una licenza. Anzichè più posti di lavoro avremo solo un aumento nelle importazioni di potenti Mercedes. Negli Stati Uniti l’orario di apertura dei negozi e il numero di addetti per reparto nei grandi magazzini, sono ottimi indicatori dello stato dell’economia. Durante la recessione, Stop & Shop, una catena di supermercati, aveva abolito due servizi: alle casse erano scomparsi i ragazzi, che al pomeriggio, dopo la scuola, impacchettano la spesa, e anche quelli che trasportano i pacchi dalle casse fino all’automobile del cliente.

    Entrambi i servizi ora sono strati reintrodotti, al mattino l’orario di apertura è stato anticipato alle 8.00 e il supermercato chiude a mezzanotte, anche il fine settimana.

    Quando lo si accusa di far troppo poco per liberalizzare l’economia, il governo risponde che la regolamentazione dei servizi è ormai di esclusiva competenza di comuni e regioni. E’ vero, ma è anche vero che il governo non è inerme. La legge finanziaria prevede una riduzione dei trasferimenti dal bilancio dello stato a comuni e regioni, e ciò ha creato una forte tensione tra Stato ed enti locali. Come ogni anno anche questa volta si arriverà ad un compromesso, e la stretta sarà allentata, magari chiudendo un occhio sui debiti che questi enti contraggono con le banche. Ma se davvero il governo volesse adottare un provvedimento utile per l’occupazione modulerebbe i trasferimenti a seconda del grado di liberalizzazione: più licenze per abitante, più trasferimenti. Gli effetti sull’occupazione sarebbero ben più significativi e, soprattutto più immediati, di quelli che produrrà la costruzione del ponte di Messina, ammesso che essa mai avvenga."

     

     

    - Francesco Giavazzi , 12 Novembre 2003 -
     

    June 12

    Di Pietro da Ballarò 10 Giugno


     

    May 25

    Reichskristallnacht


    Con Notte dei cristalli (Reichskristallnacht ma negli ultimi anni in Germania viene sempre più spesso usato il termine Reichspogromnacht) viene indicato il pogrom condotto dai nazisti (SA e SS) nella notte tra il 9 e 10 novembre 1938 in tutta la Germania.

    Complessivamente vennero uccise 91 persone, rase al suolo dal fuoco 267 sinagoghe e devastati 7500 negozi.

    La polizia ricevette l'ordine di non intervenire e i vigili del fuoco badavano soltanto che il fuoco non attaccasse anche altri edifici.

    Nessuno tra i vandali, assassini e incendiari venne processato.

    wiki: - link -

    May 21

    Vita Nuova , Vta Nova per Napoli

    'Vita nuova? Mai detto...''..

    (21 maggio 2008)

    Durante la conferenza battibecco fra Berlusconi e la giornalista di Repubblica Conchita Sannino: "Mai pronunciato quelle parole"

    Riascoltando le parole del presidente del Consiglio, però, si scopre che in realtà la frase era stata pronunciata.

    i video :

    http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=20502

    May 18

    Tarkovsky


    C'è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore.
    Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta.
    Così come non credo che si viaggi per tornare.
    L'uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perchè, nel frattempo, lui stesso è cambiato. Da sè stessi non si può fuggire.
    Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio.
    Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza.
    In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l'uomo un viaggio simbolico.
    Ovunque vada è la propria anima che sta cercando.
    Per questo l'uomo deve poter viaggiare.


    - Andrei Tarkovsky -

     

    May 14

    Paghiamo anche 300mila euro al giorno per Rete4...

     
    Con effetto retroattivo, a partire dal 1 luglio 2006,
    stiamo pagando 300.000 euro al giorno di multa per Rete 4,
    la cui occupazione delle frequenze è stata decretata abusiva
    da parte della Corte di Giustizia Europea a più riprese (l’ultima volta il 31 gennaio 2008).
     
     
     

    Bossi style


    "Berlusconi è l’uomo della mafia. E’ un palermitano che parla meneghino, un palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il Nord. La Fininvest è nata da Cosa Nostra. C’è qualche differenza fra noi e Berlusconi: lui purtroppo è un mafioso. Il problema è che al Nord la gente è ancora divisa tra chi sa che Berlusconi è un mafioso e chi non lo sa ancora. Ma il Nord lo caccerà via, di Berlusconi non ce ne fotte niente. Ci risponda: da dove vengono i suoi soldi? Dalle finanziarie della mafia? Ci sono centomila giovani del Nord che sono morti a causa della droga."
    "A me personalmente Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla Banca Rasini, fondata da un certo Giuseppe Azzaretto, di Palermo, che poi è riuscito a tenersi tutta la baracca. In quella stessa banca lavorava anche il padre di Silvio e c’erano i conti di numerosi esponenti di Cosa Nostra."
     
    - Umberto Bossi , 9 Marzo 1994 -
     

    Faziosi da Fazio?


     

    - link -

    May 11

    Malcom


    "Gli uomini quando sono tristi si limitano a piangere sulla propria situazione.
    Quando si arrabbiano, allora si danno da fare per cambiare le cose."

     
    - Malcom X -
    May 09

    Anna Politkovskaia


    Come promesso durante la campagna elettorale,
    dopo la travolgente vittoria elettorale di Silvio Berlusconi
    l'Italia comincia immediatamente a recuperare prestigio internazionale.


    http://youtube.com/watch?v=_nWNoN2jqKk

    Che effetto produce sulla vostra psiche la visione del presidente del Consiglio in (doppio) pectore che, durante un’arzilla conferenza stampa con traduzione simultanea in russo, punta le mani a mitraglietta contro una giornalista moscovita terrea in volto, che aveva appena chiesto a Putin notizie sul suo divorzio?

    - La Stampa , 19/04/2008 -

     

    May 08

    Risposte

     
    "Se hai trovato una risposta a tutte le tue domande,
    vuol dire che le domande che ti sei posto non erano giuste."
     
    - Oscar Wilde -
    April 19

    Difese autoimmunitarie


    "L'11 Settembre 2001 il mondo arabo ha reagito . Cose e persone di cui si consente all'improvviso la libera circolazione, sono vettori, che quanto più è radicalmente conservatrice la parte del mondo che si sceglie di aprire al loro ingresso, tanto più provocano squassi culturali, shock culturali, reazioni autoimmunitarie."
     
    - Giulio Tremonti , 2007 -
     
     

    Logo


    "Quale è il propellente della globalizzazione? I soldi. Ridotta all'osso e privata degli orpelli, la globalizzazione è una faccenda di soldi. E' il denaro che cerca un campo da gioco più vasto, perchè confinato nel solito terreno non può moltiplicarsi più di tanto e muore d'asfissia. Per secoli praticare questo trucchetto ha significato una sola cosa: fare la guerra. Invadere la città vicina. [...] Per fare respirare il denaro. Qui diventa evidente la rivoluzionaria anomalia della globalizzazione che, di fatto, è un sistema studiato per fare respirare il denaro attraverso la pace. Non solo non le serve più la guerra: le serve la pace."
     
    - Alessandro Baricco , 2002 -